June 2013
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May 2013
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il letto non lo vuoi mai vuoto attorno a te, che poi ci trova giaciglio il gelo, quello umido e vischioso che rosicchia le ossa, che ti penetra fin dentro; ma poi nel tuo letto, vorresti evaporarci dentro a riempirlo di pelle che non sia la tua, una pelle su cui è inciso “mai più”, non perchè tu non la conosca ma perchè è difficile dare fiducia, a delle pelli e dei fiati e degli occhi, ancora. anche se ogni volta che accade uno sfiorarsi, sudato di voglia, implori la tua pancia di riuscire a restare. e quando accade che resti, e ti fidi, e senti il sangue dilatarsi in un turbine d’ossigeno metallico, sei felice di essere così genuinamente aperta da saper dare quella fottuta fiducia, ancora, oltre a te stessa, e di concedere al mondo che selezioni di depredarti, devastandoti di vita. “ogni incontro di due esseri al mondo è uno sbranarsi”, italo aveva perfettamente ragione. stare al mondo, d’altronde, non è nient’altro che una somma di nutrimenti, che dai e che prendi, non di privazioni. togliermi quaranta chili mi ha insegnato questo, marchiandomi con tutto quello che ho perso, non riconducibile ai centimetri.
le scarpine di tela, imperlate di pioggia, mi tengono i piedi ghiacciati, quindi attaccati a terra… ed io con loro. oggi va bene così, bisogna accontentarsi del freddo come spiraglio di sole.
“you’re way stronger | when you’re younger | just have to learn it all again”
soko